4 novembre 2015 • Nessun commento

Cosa resterà dell’Expo

Weekend in Italia

Lo ammetto: io non volevo andare all’Expo. Non mi interessava, non mi incuriosiva, ritenevo che farsi ore e ore di coda per vedere padiglioni di Paesi, che spesso ho già visitato dal vivo, non valesse la pena. Inizialmente avevo la scusa del bimbo piccolo: è nato proprio quando l’Expo è cominciato, e quindi troppo piccolo per viaggiare; anche dopo un paio di mesi, non ero in grado di sostenere una tale sfacchinata e le temperature afose di un’estate da record non invogliavano.

Poi sono arrivati i racconti devastanti di chi c’è stato dopo l’estate; in pratica tutta l’Italia, anche chi in genere non viaggia mai, ha deciso di mettersi in coda e visitarlo. E ho cominciato ad avere quasi un’avversione verso quella che pareva la moda del momento “ma come.. non sei andata all’Expo?”.

biblioteca padiglione zeroL’Archivio della Memoria nel Padiglione Zero

Io – ribadisco – ero convinta di non metterci piede. Poi è capitato che il 29 e 30 ottobre fossi a Milano per lavoro, un convegno fissato da tempo, e per motivi organizzativi mi fossi portata dietro la famiglia. E mentre io ero in aula, compagno e figlio, grazie a un biglietto last minute pagato pochissimo e comprato comodamente alla reception dell’hotel, sono andati a vedersi l’Expo. Grazie al passeggino, il mio compagno ha potuto saltarsi tutte le file e visitarsi molti padiglioni. E’ riuscito ad accedere al fantomatico Giappone, del quale parlerò più avanti, con una coda (per i passeggini) di soli 45 minuti. Niente in confronto alle oltre 4 ore della fila regolare.

ingresso expo 2015 seraleCosì quando ho finito la mia docenza e ho verificato che l’ingresso serale costava solo 4 euro, e il mio hotel era collegato molto bene a Rho Fiera, ho ceduto. Per curiosità. Sono arrivata comodamente in fiera col mio biglietto in mano, ho passato i cancelli senza fare 1 minuto di coda. Ho percorso la passeggiata di accesso alla manifestazione tranquillamente senza stress mentre orde di persone in senso contrario, procedevano verso l’uscita.

cardo expo

Purtroppo ho visitato solo un paio di padiglioni, perché la sera chiudono quasi tutti. Ho visto alcune delle fantomatiche feste. Ho visto l’albero della vita, che di notte effettivamente un po’ di effetto lo fa. E ho mangiato – sob – all’unico ristorante che ci ha accettato… quello spagnolo! Avrei preferito provare specialità etniche ma era complicato col piccino, l’allattamento, ecc.

visitare expo con un bambino

A proposito… alla faccia degli spazi kids friendly: nei bagni c’erano sì i fasciatoi ma non l’acqua calda, e non siamo riusciti a trovare uno scalda latte… le ragazze dei punti informazioni non sapevano assolutamente darci una risposta.

Detto questo non sono la persona più attendibile per dare un feedback sull’Expo, dal momento che ho solo fatto un giro veloce, ma ho chiesto al mio compagno che se l’è visitato con calma con nostro figlio di 6 mesi (tra l’altro credo sia stato l’unico babbo a fare una cosa del genere!!!). Oltre a lui ho chiesto ai miei genitori, alla mia migliore amica, a mio fratello e la moglie, a mia cognata e marito, e a decine di amici. Ecco cosa ne è venuto fuori…

6 cose che resteranno di questo Expo

Parlando con amici, parenti e chiunque abbia visitato l’Expo e leggendo su web blog e buzz sui Social, ho estrapolato la mia personale lista delle cose che più resteranno nella memoria collettiva, quando parleremo dell’Expo 2015.

1 – Le file

foto(43)Coda all’ingresso

Ho ascoltato il resoconto di non so quante persone fra amici/colleghi/parenti fidati che si sono sorbiti pioggia a catinelle, caldo afoso, freddo, fame e… code, code, code. Code per entrare nei padiglioni, code per mangiare, code per andare in bagno. Più passavano i  mesi, più le code aumentavano. E la domanda aleggiava nell’aria “ne valeva la pena?

fotoUno dei 4 lati della coda, per il padiglione della Tailandia

2 – La Rete del Brasile

Al di là del significato metaforico, la rete che costituiva l’ingresso al padiglione del Brasile è stata una delle attrazioni più gradite e fotografate ad Expo 2015.

padiglione brasile con reteE probabilmente l’unica ragione che motivava la coda perenne anche di sera, dal momento che l’interno del padiglione, piuttosto deludente, si concentrava solo su alcuni aspetti gastronomici brasiliani.

foto(1)Anche di notte: coda per salire sulla rete del Brasile!

Da notare che se si evitava la rete, si poteva entrare nel padiglione senza fare la fila.

3 – Il padiglione del Giappone

foto(10)Le ore di attesa a questo padiglione hanno raggiunto livelli tali (più di 6 ore!), che negli ultimi giorni chiudevano gli ingressi già alle 9 del mattino. Una delle cose più divertenti che ho visto girare su Facebook sono le foto alle scritte su alcuni dei 17.000 pezzetti di legno del padiglione, fatte dalla gente in attesa.

holly-e-benjiUn caro amico non credeva fossero stime reali dei tempi e così si è messo in coda con l’orologio in mano, facendo partire il cronometro. Lo ha spento dopo ben 4 ore e 10 minuti! Ma mi ha detto che secondo lui ne valeva la pena.

Come scritto sopra, il mio compagno è riuscito a visitarlo e quindi ho deciso di pubblicare qualche foto e video, e raccontare cosa c’era dentro, per tutti coloro che hanno desistito. Premesso che io l’avrei saltato, essendo già stata in Giappone e avendo provato altre volte il cibo giapponese autentico (anche grazie ad alcuni eventi che si svolgono a Firenze), ecco cosa mi ha raccontato.

padiglione giappone expo 2015La stanza più d’effetto era quella con gli specchi e le installazioni simil ninfea. Si entrava al buio, per poi assistere a proiezioni fatte con la tecnologia innovativa di projection mapping: di fatto una visita esperenziale, dove venivano solleticati anche altri sensi.

cascata blu della diversitaPer il resto c’era la cascata blu “della diversità” con foto e info sul Giappone, il corridoio con riproduzioni dei cibi più famosi e il “ristorante del futuro”, dove le bacchette fungevano da mouse.

sushi all expo 2015In pieno stile manga ai visitatori veniva consegnata una brochure con Hello Kitty che spiega la cultura alimentare giapponese, cominciando dall’Umami – il quinto gusto scoperto in Giappone dopo il dolce, salato, acido e amaro – e proseguendo per i concetti di “Itadakimasu” e “Gochisousama”.

onigiri giapponesi all'expo

Alla fine del percorso si poteva mangiare. A suo dire il cibo era buono, ma non tanto da valere la coda!

Se volete avere un’idea della Cascata Blu della Diversità, ecco un piccolo video:

4 – La fiera del cibo o dell’Hi-tech?

Più che di cibo, sembrava una fiera di tecnologia. Schermi interattivi, cinema in 3D, animazioni, luci, ecc. hanno reso le esperienze multimediali protagoniste di questo Expo 2015.

5 – L’albero della vita

Doveva essere il simbolo dell’Expo, un po’ come la Mole Antonelliana per Torino, l’Atomium per il Belgio e la Torre Eiffel per Parigi… Per molti una delusione, per qualcuno un’opera molto ben realizzata. Il momento più bello per ammirarlo era ovviamente la sera, quando lo spettacolo di luci e suoni lo rendeva davvero suggestivo.

foto(2)

6 – I prezzi fuori di testa

Per fortuna che il tema (della carenza) del cibo era uno dei più sentiti all’Expo… perché per noi visitatori mangiare in uno dei ristoranti dei padiglioni era davvero proibitivo! Assaggiare un piatto o due, mangiando schiacciati come sardine, e con poca scelta, poteva costare anche 30 € a testa. Io personalmente ho provato lo spagnolo – per disperazione perché gli altri ristoranti o erano chiusi oppure troppo affollati – e in 3 abbiamo speso ben 90 € con mezza naturale e 1 bicchiere di vino. Un piattino di 5 tapas ce l’hanno fatto pagare ben 18 €. La gran parte delle persone che conosco si portavano i panini da casa e ricarivavano l’acqua ai distributori gratis. Sob.

I padiglioni più belli

A fine Expo hanno premiato i padiglioni più belli. Al primo posto, per quelli sopra i 2000 mq c’era il Giappone, al secondo posto la Corea che ruotava intorno al concetto di spreco, di cibo in scatola e di eccesso di cibo (la prima foto è la rappresentazione del nostro colesterolo!).

Al terzo la Russia. Molto apprezzato anche il Padiglione dell’Azerbaijan, piccolo stato del Caucaso, che ha stupito per l’impatto tecnologico e l’interattività col pubblico.

foto(12)Carina l’installazione con le luci che cambiavano colore e intensità al tocco della mano.

padiglione Azerbaijan



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