21 settembre 2017 • Nessun commento

Finalmente Napoli!

In evidenzaWeekend in Italia

Dopo varie trasferte lavorative a Napoli, con toccata e fuga, finalmente sono riuscita a scendere giù con la famiglia per un intero fine settimana e visitare un pochino di più la città (oltre alla bellissima Capri, della quale ho già parlato).

Napoli nella mezza stagione, Aprile o Settembre, è proprio bellissima, con il clima ideale. Siamo stati fortunati perché abbiamo goduto di un sole totale, senza nubi, e temperature superiori alla media, tanto che qualche impavido ha pure provato a fare il bagno!

Arrivando dalla Toscana, con un bimbo piccolo, e partendo, per causa di forza maggiore, il venerdì sera, abbiamo spezzato il viaggio in provincia di Frosinone, a Ceprano (in questo delizioso albergo, con ottima colazione, parcheggio, wi-fi), e siamo ripartiti il sabato mattina.

Qui di seguito l’itinerario di Napoli in 1 giorno, diviso in mattinata e pomeriggio. Noi abbiamo trottato ben bene, ma se volete fare le cose con più calma, potete dividervi l’itinerario in due giorni.

La Napoli Monumentale (mattina)

La mattina del sabato siamo giunti sul presto a Napoli. Mollati i bagagli al nostro bed and breakfast, abbiamo girato la cosiddetta Napoli Monumentale, ovvero piazza del Municipio, con il Maschio Angioino di fronte, il Teatro San Carlo, la Galleria Umberto I, via Toledo, piazza del Plebiscito… dopodiché ci siamo avventurati nel quartiere di Chiaia.

Sarebbe stato bello entrare nel castello o nel palazzo Reale, ma visto il poco tempo e il fatto che giravamo con un bimbo di 2 anni, abbiamo preferito visitare i monumenti dal di fuori, senza entrare in musei, tranne un paio di eccezioni. Questa parte della città testimonia il passaggio di spagnoli, francesi, normanni e chi più ne ha, più ne metta. Non ultimi i Savoia e le ristrutturazioni e ampliamenti di fine ottocento, inizio novecento. Tuttavia, pur essendo molto bella, per me questa non è stata la parte più bella di Napoli.

Voglio comunque lasciarvi un po’ di informazioni “storiche”.

Il Maschio Angioino

Il nome più corretto del Maschio Angioino è Castel Nuovo, così detto per distinguerlo da castelli più vecchi, antecedenti, ovvero Castel dell’Ovo e Capuano.

Viene chiamato Maschio Angioino dal nome del suo fondatore Carlo I d’Angiò che lo fece costruire a partire dal 1279. Rimaneggiato nei secoli, anche per via di distruzioni varie, oggi è un mix di stili, dal momento che ci hanno lavorato diversi artisti catalani e toscani. Questa fortezza nei secoli ha visto passare personaggi importanti: da Celestino V che proprio qui rinunciò al papato, a Ettore Fieramosca, passando per artisti, intellettuali, poeti, e non ultimo Carlo V.

Esternamente si fanno notare le 5 torri cilindriche e l’Arco di Trionfo, anch’esso opera di più artisti del ‘400, che ben segna il passaggio dal gotico al Rinascimento. Nel fregio principale l’ingresso trionfale di Alfonso d’Aragona a Napoli (1443), nelle nicchie le 4 virtù. Internamente da visitare la Sala dei Baroni e la Cappella Palatina, una delle poche testimonianze della reggia angioina, con un bel portale rinascimentale e affreschi gotici attribuiti a Giotto e bottega. I due ambienti sono collegati da una bella scala a chiocciola sempre del ‘400.

Proprio alle spalle, o di fronte dipende da che punto si guarda, al Maschio Angioino, si trova il Porto con gli imbarchi delle isole (Ischia, Capri, Procida), mete ideali per una gita giornaliera.

Avendo il Maschio Angioino alle spalle, si imbocca via San Carlo dove appunto si trova l’omonimo Teatro, del 1737, visitabile a pagamento (circa 7 €), inserito nei luoghi Patrimonio Unesco dell’Umanità. E’ stato il primo teatro lirico d’Europa.

Di fianco la stupenda Galleria Umberto I, costruita alla fine dell’Ottocento, tutta in vetro e ferro. La cupola centrale è alta ben 57.57 metri.

Si può uscire dallo stesso lato, oppure da uno degli altri 3. Se uscite in via Toledo potete proseguire a piedi verso Piazza Trieste e Trento, dove si trova la più buona pizza fritta di Napoli (ne ho parlato qui) e poco più avanti un altro storico caffè: il Caffè Gambrinus inaugurato nel 1860 e inserito fra gli Esercizi Storici d’Italia. Ideale per un buon caffé (non che altrove faccia schifo) e famoso per il “caffé sospeso”.

Piazza del Plebiscito

Piazza del Plebiscito ti accoglie con la sua forma semi circolare: da un lato la basilica di S.Francesco di Paola e di fronte il Palazzo Reale. La chiesa iniziata nel 1817 si ispira al Pantheon di Roma. Alle sue spalle si estende il quartiere di Pizzofalcone, su un colle, le cui origini sono vulcaniche (il cratere di Monte Echia oggi non c’è più, ma un pezzetto è rimasto nell’isolotto sul quale poggia Castel dell’Ovo) e che ha visto una villa romana, poi una rocca, un borgo e dal ‘700 belle ville rococò.

Il Palazzo Reale eretto nel 1600 e poi modificato successivamente ha una bella facciata classica, con 8 statue di sovrani napoletani (fra i vari Federico II di Svevia, Alfonso I d’Aragona, Carlo V e Vittorio Emanuele). L’ingresso è a pagamento, tranne la domenica. Dentro da ammirare la porta bronzea originale del Castel Nuovo, lo Scalone d’onore, l’Appartamento Reale con il Teatro di Corte, il Museo, la Biblioteca nazionale.

Da piazza Trieste e Trento parte anche la lunga via Toledo. Non ci sono grandi attrazioni storiche, o meglio, in città ci sono cose sicuramente più pregiate, tuttavia è una bella strada pedonale, ricca di negozi e posti per mangiare, che il sabato pomeriggio è presa d’assalto dai napoletani in cerca dello struscio.

Percorrendola verso piazza Dante, alla vostra sinistra troverete i vari ingressi che portano ai Quartieri Spagnoli.

Considerati pericolosi, in realtà nelle parti più periferiche i quartieri spagnoli sono abbastanza turistici. Ma diversi amici che abitano a Napoli mi hanno sconsigliato di avventurarmi nei vicoli più interni da sola. Sono l’emblema della napoletanità che ci aspettiamo: panni stesi, negozianti per strada, caos di motorini che sfrecciano in tutte le direzioni, strade strette con palazzi alti dove intere famiglie vivono (vivevano) nei “bassi”.

Chiaia

Su consiglio di Marco, il proprietario del B&B, abbiamo visitato la zona di Chiaia, un quartiere con bei negozi, antichi palazzi e un’atmosfera diversa da altre zone di Napoli.

Un tempo era un vero e proprio borgo, fuori dalle mura della città, con ville e giardini, che si snodava lungo due strade principali, una interna e una esterna lungomare, prima dello spostamento della linea costiera più verso il mare e la costruzione di via Caracciolo.

Mi è molto piaciuto passeggiare a Chiaia, e avrei voluto salire su al Vomero con la funicolare, purtroppo proprio quel weekend la salita da piazza Amedeo era chiusa – in contemporanea alla funicolare centrale di piazzetta Duca D’Aosta chiusa fino a giugno!!! – perciò ho optato per restare in zona e tornare verso il mare, anche per far giocare mio figlio di 2 anni nel parco giochi dentro la Villa Comunale (all’altezza di piazza della Vittoria), un giardino pubblico, lungo e stretto, che si estende per più di 1 km.

Lungomare

Andando verso Posillipo, la parte di lungomare che corrisponde a via Caracciolo, tutta pedonale, è una zona piacevole per passeggiare.

Ci sono macchinine e moto elettriche per bambini, risciò a pedali da prendere a noleggio. E una piccola spiaggetta dove sedersi o sdraiarsi a prendere il sole. Ho visto anche alcuni bambini fare il bagno, ma io non so se li lo farei!

Tornando verso il centro di Napoli, su via Partenope, ci sono alcuni locali e ristoranti molto gettonati, anche se alcuni napoletani li ritengono troppo turistici.

In generale tutta l’area è presa d’assalto nei fine settimana da persone che passeggiano, sostano, si fanno i selfie con Castel dell’Ovo sullo sfondo.

Castel dell’Ovo

Il panorama è dominato in lontananza dal Vesuvio, e più a ridosso della strada dal suggestivo Castel dell’Ovo.

Anticamente qui c’era una villa romana (del patrizio Lucullo), poi ci si stabilirono i monaci, poi nel 1128 divenne una rocca, ampliata dai Normanni e da Federico II di Svevia, e quindi una prigione. Anche Carlo I d’Angiò ci mise le mani. Il nome con cui conosciamo oggi il castello cominciò ad affermarsi nel 14esimo secolo, pare per via della sua forma ovoidale, ma la leggenda che tutti raccontano è legata a Virgilio e a un uovo “magico”.

Come Castel Nuovo, anche da queste parti sono passati vari sovrani e personaggi importanti, e fu bombardato più volte, assediato, occupato dal popolo, ricostruito… venendo a tempi più recenti, il castello è stato utilizzato per scopi militari dal 1860 fino agli anni Sessanta.

Di notte è splendidamente illuminato.

Il centro storico di Napoli (pomeriggio)

Nel pomeriggio abbiamo affittato una guida turistica di due ore per fare un tour privato con il bambino. Barbara ci ha portato nella Napoli storica: quindi partendo da piazza San Domenico, lungo Spaccanapoli, ovvero via dei Tribunali e poi il Duomo con la cappella di San Gennaro, e ancora Piazza del Gesù Nuovo, ecc. ecc. in un mix di stili architettonici e suggestioni.

Un tour di Napoli con visita guidata privata

Non volevamo prendere parte a un tour organizzato con altre persone, perché avendo un bambino piccolo, per noi era prioritario rispettare i suoi tempi ed eventuali soste, come ad esempio quella al piccolo parco giochi accanto alla Basilica di Santa Chiara. O quella voluta dalla mamma gourmet, ovvero la sottoscritta, che voleva una sfogliatella da Scaturchio in piazza San Domenico Maggiore!

Siamo rimasti molto soddisfatti perché Barbara era una guida preparata e appassionata. Per trovarla ci siamo affidati a Italy Travel un Tour Operator specializzato in vendita biglietti musei a Napoli, Firenze, Roma, Venezia… (se vi interessa questa la mail: info@italy-travels.it)

A tal proposito voglio consigliare l’idea del tour privato – so che noi italiani siamo più restii degli stranieri a fare questo genere di cose – ma oltre a essere competente, la nostra guida ci ha permesso di risparmiare tempo e vedere le cose più importanti, col nostro ritmo. Le avevamo chiesto di fermarci ogni tanto, per una pausa golosa, o nel caso servisse per cambiare il bambino, e siamo riusciti a fare tutto.

Il Duomo di Napoli e la Cappella di San Gennaro

La cattedrale di Santa Maria Assunta, ovvero il Duomo di Napoli, ha una collocazione piuttosto insolita. Nella gran parte delle città italiane il Duomo occupa una piazza centrale, grande, dove la gente può sostare e magari radunarsi in occasione di festività e ricorrenze varie.

A Napoli invece si trova in via Duomo, una lunga strada che scende verso il mare attraversando i tre decumani di Napoli (il Decumano Maggiore/Via dei Tribunali, il Decumano Superiore/Via dell’Anticaglia ed il Decumano Inferiore/Spaccanapoli) e lo spazio antistante alla chiesa è abbastanza limitato, tanto che durante i festeggiamenti per il miracolo dello scioglimento del sangue di San Gennaro, la gente si accalca praticamente in tutte le strade limitrofe. La stessa facciata neogotica, pur essendo maestosa, è “incastrata” fra altri palazzi.

La chiesa sorge su precedenti luoghi sacri: una basilica paleo-cristiana e persino un tempio dedicato ad Apollo (l’area era centrale nel periodo greco e romano). Infatti al suo interno proseguono gli scavi e in alcuni punti si possono ammirare splendidi mosaici di origine romana.

Internamente da vedere ovviamente la celebre cappella di San Gennaro, più per folklore che per altro a parer mio, e la suggestiva cappella di Santa Restituta, ovvero la precedente chiesa paleocristiana, poi rimaneggiata, che di fatto rappresenta la più antica basilica napoletana.

Spaccanapoli

Spaccanapoli è il lungo e stretto rettilineo che sotto diversi nomi “spacca” la città da Ovest a Est, e in parte ricalca il decumano inferiore del’antica città greco-romana. Inizia da via Scura e cambia nome in via Capitelli, via Benedetto Croce, poi San Biagio dei Librai e prosegue, dopo aver intersecato la via che porta al Duomo, in via Vicaria Vecchia, Forcella e Giudecca.

Se volete farvi un’idea del rettilineo salite con la funicolare a Castel S.Elmo.

San Biagio dei Librai ricorda la sua vocazione: numere botteghe di librai, oltre che di negozi di antiquariato e artigianato.

Vi si trovano alcuni dei più bei palazzi di Napoli, anche se spesso maltenuti, ed è un vivace e colorito ritratto della Napoli che attira turisti da tutto il mondo.

Segnalo al civico 121 il Palazzo Carafa, costruito nel 1467, per Diomede Carafa, umanista amico di Lorenzo il Magnifico. Già dal portale si intuisce la ricchezza di questa famiglia e ci ricorda che diversi aristocratici vivevano in questa zona già nel Medioevo e poi nel Rinascimento.

E’ una via lunga e stretta, molto piacevole da percorrere, soprattutto durante il periodo natalizio, grazie al suo intersecarsi con la famosissima via San Gregorio Armeno dove comprare, o anche solo ammirare, tutto ciò che ruota intorno all’arte dei presepi.

Capannuccie, statuette di pastori, luci e marchingegni per far attivare acqua o mulini, sono il paradiso per chi è appassionato di presepi. Ci sono alcuni artigiani con botteghe storiche dal 1836, è il caso di Marco Ferrigno, che tramandano questa arte da generazioni.

Ma ci trovate anche le caricature un po’ kitch di personaggi importanti, dai calciatori ai politici, passando per cantanti e attori, di fianco ad una serie di oggetti scaramantici piuttosto folkloristici.

Sotto Natale è talmente tanta la folla che viene istituito il “senso unico” di marcia pedonale in via San Gregorio Armeno, altrimenti non si riuscirebbe a passare!

San Domenico Maggiore è una piazza con l’omonima chiesa, esempio di stratificazione di stili: costruita fra il 1283 e il 1324, inglobando una precedente chiesa, ha visto poi interventi successivi. Anche se da fuori non si fa notare molto, ha un interno ricco di affreschi e cappelle di vari periodi.

Proseguendo, la via cambia nome e diventa Via Benedetto Croce, per ricordare il famoso filosofo che qui visse e morì. Al civico 45, quasi in piazza San Domenico Maggiore, un altro bel palazzo Carafa della Spina: la famiglia Carafa era molto importante e in giro per Napoli ci sono i palazzi dei vari rami che ne testimoniano le fortune.

La Chiesa di Santa Chiara

Passando sotto un bel portale trecentesco si accede al complesso formato da Chiesa di Santa Chiara e il Monastero con il celebre chiostro maiolicato.

La Chiesa, eretta a cominciare da 1310, è una delle poche testimonianze medievali a Napoli e si vede fin dalla facciata, molto semplice e pulita.

Sorta grazie alla sposa di Roberto I d’Angiò, ha subito molti danni per via dei bombardamenti della II Guerra Mondiale. L’interno piuttosto spoglio, conserva il sepolcro di Roberto I d’Angiò. E’ comunque una chiesa amata dai napoletani, infatti ci ho visto un matrimonio. Fuori dalla chiesa c’è un giardinetto con parco giochi, finanziato dai residenti, dove molti napoletani fanno giocare i propri bambini (e anche mio figlio ha molto apprezzato!).

La cosa più meritevole è sicuramente il chiostro delle Clarisse, ovvero le suore di clausura.

Fondato nella seconda metà del 1300, ma rifatto nel 1700 secondo lo stile rococò, il bellissimo Chiostro di Santa Chiara è ornato da oltre 30.000 piastrelle maioliche (“riggiole”) di colori accesi: giallo, marrone, celeste, verde azzurro, che raffigurano scene di caccia, pesca, danza e feste. Ovvero tutto ciò che le povere suore non potevano più apprezzare per la loro vita di clausura e che qui, in qualche modo, potevano rivivere.

Il biglietto costa 6 € e li vale tutti. Non è molto grande: se volete in meno di 1 ora lo visitate tutto. Suggerisco di sedersi e godersi il posto.

Piacevole anche per i fiori profumati che ornano il giardino.

Piazza del Gesù Nuovo

La Chiesa del Gesù Nuovo, eretta fra la fine del 1500 e l’inizio del 1600 per i Gesuiti, e l’omonima piazza sono diventate famose fuori Napoli anche per alcuni celebri film che qui hanno ambientato scene clou. Impossibile non pensare a Matrimonio all’Italiana con Sofia Loren.

La guglia risale al 1658 e rappresenta un ex voto per la peste (poi rielaborato).

Come dicevo sopra, mi è molto piaciuta questa ragazza che ci ha accompagnati nel tour. Lungo il percorso, ci ha raccontato dettagli storico-artistici, inframezzati da aneddoti sulla città e sui napoletani. Essendo lei stessa napoletana, poteva spiegarci molti dei modi di dire, o di pensare, dei sui compaesani.

Ci ha mostrato le origini della città, laddove greci e romani avevano scelto di insediarsi secoli fa. E ci ha rivelato segreti e verità di alcune cose che noi conoscevamo solo marginalmente.

Per esempio mi ha chiarito la differenza fra la Napoli sotteranea e la Napoli sotterrata!

Il posto giusto per ammirare il tramonto

Dopo aver girato tanto, e visto belle chiese, mangiato un buon gelato e ringraziato la nostra guida ci siamo diretti verso l’alto per assistere al tramonto.

Siamo passati da Pigna Secca, un enorme mercato a cielo aperto, con commercianti che vi vendono dentro tinozze d’acqua pesci, molluschi e polpi… vivi!

Da Montesanto abbiamo preso la funicolare verso il Vomero, l’unica funzionante, per ammirare il tramonto da Castel Sant’elmo (ci vogliono 5 minuti). Da lassù è possibile scattare la famosa foto con Spaccanapoli che divide in due la città.

Fossimo arrivati un po’ prima avremmo potuto visitare Castel Sant’Elmo, Villa Floridiana con il suo bel parco o la Certosa di San Martino. Al tramonto è troppo tardi, ma non mi lamento: in una giornata direi che abbiamo visto abbastanza!

Siamo tornati giù a piedi, fino a Piazza Vanvitelli, facendo un po’ di “sollevamento passeggino” fra gli scalini – le scale mobili funzionano solo in salita – e proprio in piazza Vanvitelli, fra i bar con le persone a fare l’aperitivo, abbiamo adocchiato la zona di sosta dei taxi. Abbiamo preso un taxi per andare nella pizzeria famosa che mi ha segnalato Sabino, ovvero La Notizia 54.

I taxi costano poco, però ci avevano messo in guardia sui taxi senza tassametro. Quindi o lo prenotate via telefono o contrattate il prezzo prima di salire oppure controllate che ci sia il tassametro a bordo.

Pranzi, cene e spuntini

Dove mangiare una buona pizza

Se volete un’ottima pizza, meno turistica di Sorbillo, andate  da La Notizia 53, in una zona un po’ fuori mano (noi abbiamo preso il taxi). Non si può prenotare ma si deve aspettare in coda. Ma se andate alle 19.30 l’attesa è contenuta.

Sono gentilissimi, la pizza è stratosferica e ne vale la pena. E se non vi fidate di me, sappiate che la Guida del Gambero Rosso “Pizzerie d’Italia” gli ha assegnato i Tre spicchi oltre che il riconoscimento come Maestro dell’Impasto a Enzo Coccia.

Dove si trova:

Via Caravaggio, 53 e via Caravaggio, 94.

Una buona trattoria campana

Il lungomare con il Castel dell’Ovo è sicuramente suggestivo e sono tanti i ristorantini frequentati anche da napoletani, ma noi abbiamo scelto una trattoria sull’interno, un po’ rustica, dove abbiamo mangiato bene e si è speso molto meno.

Si chiama Pastamore e Chiatamone, l’ambiente è un po’ retrò, ma l’accoglienza è stata calorosa. Ottimi i paccheri con il ragù di mare con il pescato del giorno e la scarola con olive e capperi. Prezzi corretti.

Napoli moderna

Quello che non ti aspetteresti da una città come Napoli è l’arte presente nelle fermate della metropolitana. Negli ultimi anni il Comune di Napoli ha deciso di investire nella realizzazione di stazioni della Metro davvero belle. Ho scoperto che ci sono persone che vengono apposta da tutto il mondo per fotografarle e già vengono proposti i primi tour per scoprire le fermate più interessanti.

La stazione Università ti colpisce per i suoi colori psichedelici fra il rosa e il giallo – sembra di essere in una discoteca! – da non perdere la scala di Dante e la scala di Beatrice.

La fermata Toledo è stupenda: sembra un’opera di Gaudì. Non sorprende che abbia vinto addirittura dei premi a livello europeo.

Si può visitare Napoli con un bambino di due anni?

Quando ho detto ad amici e parenti che andavo a Napoli con mio figlio piccolo, tutti mi hanno dato della pazza. Purtroppo soffriamo ancora di pregiudizi e crediamo solo a ciò che ci arriva dai titoli dei giornali. Non nego che ci siano zone pericolose dove è bene non andare, ma il centro storico, nella mia esperienza, è stato assolutamente sicuro.

Non so se sia per colpa degli atti terroristici che ci sono in tutto il mondo in questo momento, ma sta di fatto che in tutta la città ho notato un grande dispiegamento di forze dell’ordine: tanta polizia, paracadutisti, vigili. Pattuglie che passano di continuo in tutti luoghi più famosi. Penso di essermi sentita più sicura lì che non a Firenze!!!

Per il fatto di girare con bambino piccolo e passeggino, ce la siamo cavata, anche grazie alla infinita disponibilità e pazienza dei napoletani. In tanti ci hanno aiutato su scale, ascensori, ingressi, porte e tutte quelle barriere architettoniche che ignoriamo quando non viaggiamo con una carrozzina.

Nel complesso penso che si possa tranquillamente visitare Napoli con un bambino di due anni; certo ogni tanto bisogna fermarsi, i parchi pubblici con i giochi ti salvano sempre!

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