6 ottobre 2018 • Nessun commento

Intervista a Tamara Lunger

Grandi viaggi

Manca poco all’International Mountain Summit, evento che radunerà a Bressanone tutti gli appassionati di montagna e alpinismo. Fra i tanti incontri in programma, è prevista anche la partecipazione di Tamara Lunger, che nella serata di sabato 13 ottobre racconterà a fan e appassionati la sua storia.

Tamara Lunger è una giovane alpinista alto-atesina, che ha scalato il K2, seconda vetta più alta del mondo, quando ancora non aveva 30 anni. Per i non esperti: fra tutti gli 0ttomila, il K2 ha il terzo più alto tasso di mortalità di scalata, dopo l’Annapurna e il Nanga Parbat, e il più difficile da scalare (persino Reinhold Messner lo dice!). Oltre a questo c’è da considerare che a scalare il K2 sono state appena 11 donne, e lei è la seconda italiana.

Per l’occasione siamo riusciti a intervistarla prima dell’evento, raggiungendola telefonicamente per farle alcune domande. Le sue parole dirette e sincere raccontano di una grande passione…

Come è nata la tua passione per l’alpinismo? In particolare quello Himalayano?

Sono cresciuta in un contesto familiare dove lo sport era protagonista, anche in versione agonistica e mio papà faceva sport ad alto livello (ndr: suo padre è Hansjörg Lunger campione di sci alpinismo) e mi piaceva l’ambiente sportivo. Non sapevo che sport avrei fatto da grande, ma sapevo che sarei stata una sportiva. Però già a 14 anni sapevo di voler andare su un 8000. Non ho mai smesso di credere che un giorno ce l’avrei fatta!
Poi quando ho ricevuto la risposta che aspettavo su Facebook da Simone Moro – noto alpinista himalayano che ha scalato otto dei quattordici ottomila, e ben 4 volte l’Everest – ho capito che il sogno sarebbe diventato presto realtà.

Che allenamento fai per prepararti alle spedizioni?

Fisicamente, quando fai gare di sci alpinismo a livello nazionale, diciamo che sei già allenata. Certo, non sai mai come possa reagire il tuo corpo in quota. E quindi ho dovuto imparare a gestire meglio i miei tempi. Grazie anche a Simone, che mi ha insegnato tanto: ricordo che mi diceva che ero troppo veloce, che volevo correre, e invece mi obbligava a stare dietro a lui! Quindi oltre a un allenamento fisico, ho dovuto affrontare un allenamento mentale.
Dal 2016 ho cominciato anche a fare meditazione e se lo avessi saputo, avrei cominciato anche prima!

Scalare un 8000 non è esattamente alla portata di una/ogni donna. Come ti trovi in un mondo prettamente maschile?

Se posso essere onesta io mi trovo bene con gli uomini. Le donne sono complicate! E a volte fra le donne c’è anche più invidia.

Nel libro “Io, gli ottomila e la felicità”, quando parli della salita sul Nanga Parbat a un certo punto racconti che anzichè seguire la via Messner, per via di alcune complicazioni, avete scelto un’altra via di ascensione.
Come  hai preso questa scelta dal punto di vista orgnizzativo?

Non è stato facile. Abbiamo lottato tanto, io volevo rimanere sulla Messner, per vivere ancora piu avventura, ma i crepacci, la paura del seracco, il meteo non ottimale… abbiamo discusso per un giorno intero con Simone.

Simone Moro è famoso per preferire le spedizioni invernali, tu cosa ne pensi?

Anche io preferisco quelle invernali, rispetto alle spedizioni estive, che stanno diventando sempre più commerciali, con così tanta gente in giro. Tutto questo casino ruba energie, e non ne rimane per la quota.
Scalare un ottomila è diventata una cosa di moda… non c’è più gente con i valori di montagna, ma di tutto di più. Ritrovi i problemi della società anche al campo base: capita che ti rubino le cose in alta quota! o che uno sherpa preferisca giocare con Facebook anzichè aiutare un suo amico.
Mi sento in colpa per questa gente. Sento l’energia della montagna, e come si comportano male – l’immondizia, la confusione – e mi dispiace. Per me la montagna è sacra, la vedo e sento come un’anima. Mentre vedo che a volte non ce rispetto per la natura e per l’ambiente.
Per carità, ognuno deve vivere il suo sogno, io non vorrei togliere loro questa possibilità, ma io ho scelto la mia strada. Del resto non posso neanche pensare che la gente si comporti come voglio io. Devo essere io intelligente e scegliere cose che vanno bene per il mio modo di andare in montagna.
Ci sono tante montagne, posso andare altrove!

Insomma una ragazza pura e che ama la montagna. Del resto lo si capisce anche leggendo il suo libro, dove racconta le sue emozioni con uno stile diretto e molto spontaneo. Appuntamento a Bressanone!

www.ims.bz



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