8 settembre 2014 • 1 commento

Orsigna, seguendo il ricordo di Tiziano Terzani

In Toscana

Uno degli scrittori che più mi ha influenzato nella mia voglia di scrivere e viaggiare, è stato il giornalista Tiziano Terzani. I suoi libri, oltre che ottimi spaccati di società e fotografie di momenti storici ben precisi, distanti anni luce da noi, per me hanno rappresentato un grande stimolo a viaggiare. Il suo “In asia” mi ha fatto venire voglia di andare in Tailandia. “Un indovino mi disse” mi ha fatto capire quanto un viaggio “slow” sia più bello di un Fly&drive. Oltre a tutto questo, mi è simpatico perché è toscano come me!

albero con gli occhi

Una cara amica mi aveva parlato di Orsigna e dell’albero con gli occhi, così appena ci è stato possibile abbiamo deciso di fare una bella scampagnata sulla collina pistoiese. E’ buffo: in vita è sempre stato un po’ bistrattato, ma una volta morto, nella zona hanno cominciato a capire il “business” di coloro che venivano in “pellegrinaggio” nei luoghi amati dal famoso giornalista. In realtà dal punto di vista “storico-biografico” c’è poco o nulla da vedere, ma ho scoperto un angolo di Toscana, a me ignoto, davvero delizioso. Se siete rispettosi, consiglio questa gita, sulle orme di Terzani, nei luoghi a lui cari negli ultimi mesi di vita.

Come arrivare a Orsigna

Per arrivare a Orsigna bisogna uscire a Pistoia (autostrada A11 Firenze mare) e prendere in direzione Abetone. Dopo un po’ che si sale, si arriva a un bivio importante: verso destra si va verso Bologna, Modena e Pracchia, invece verso sinistra si va all’Abetone e ai centri di Pipeglio. Dovete tenervi verso destra e infatti dopo pochissimo si incontra il Comune di Pracchia. Noi ci siamo fermate al bar principale del paese, sede anche della Proloco, dove un signore molto gentile ci ha preparato ottimi panini.

bar pracchia
Si prosegue oltre e poco dopo la fine del paese si incontra il bivio che sulla sinistra porta verso Orsigna: è una strada lievemente in salita.

comune di orsigna
Da lì la strada si stringe e la vegetazione si infittisce. Si prosegue fra curve e strettoie, si passa un vecchio ponte, si incontrano alcune case, si continua a salire ed eccoci a Orsigna! Si puo’ lasciare la macchina nella minuscola piazzetta davanti alla Chiesa e da lì proseguire a piedi, lungo un percorso suggestivo che descrivero’. Per i più pigri, si puo’ anche arrivare in auto molto vicino all’albero di Terzani, ma io mi sento di suggerire di fare questo pezzo a piedi, perché ne vale la pena! Ed è sicuramente più in linea col suo modo di vivere.

I due mulini

Lasciata l’auto nella piazza principale di Orsigna (non vi aspettate una metropoli: sono quattro case messe in croce), dopo una curva ci si trova davanti a Il Molino, un delizioso ex mulino in pietra, circondato da una manciata di case, che ci ricorda quando la valle era famosa per la produzione di farina di castagne.

il molino

Oggi questo edificio ospita un piccolo ristorante/bar e viene gestito da una cooperativa che lo ha restaurato. Si può pranzare, cenare, e organizzano visite guidate ed escursioni. Sono aperti tutto l’anno (anche se con orari ridotti in inverno).

ristorante molino

Da questo mulino che si chiama il Molino di Berto parte un percorso anulare, che porta giù in basso, verso il Molino di Giamba, nella vallata dove scorre il torrente Orsigna, affluente del fiume Reno. Il tutto è stato inserito all’interno dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese.

mulino di giamba

Ma su questa deviazione ritornero’ alla fine del post, ora mi preme portarvi alla meta: l’albero con gli occhi!

Il sentiero del CAI

Quindi, oltrepassiamo il gruppo di case e il Molino di Berto. La strada sale un po’, si entra nel bosco, si curva e ci si trova davanti un cartello con indicato il Sentiero Cai n.5.

sentiero 5 cai montagna pistoiese

Si prende il sentiero n 5 che è bello ripido e si inerpica dentro il bosco. Noi facciamo solo la prima parte di circa 30-40 minuti, ma volendo lo si puo’ percorrere tutto, fino al confine con l’Emilia Romagna, in prossimità di una fonte.

Questo sentiero infatti segue la vecchia strada medievale che i mercanti percorrevano per valicare l’Appennino: dal Duecento fino al Settecento era la principale via di collegamento fra il territorio di Pistoia e il Comune di Bologna. Dopo circa 1 ora e 15 minuti si arriva alla fonte della Gabelletta (gabella = dogana), dopo 2 ore e 40 minuti si giunge al confine dove ci sono i cippi in pietra posti dal Granduca Pietro Leopoldo. Dopo 3 ore si termina al Rifugio di Porta Franca (perché qui la dogana veniva aggirata dai briganti!) con un locale autogestito, aperto tutto l’anno.

Noi, come dicevo, percorriamo per una 40ina di minuti, solo il tratto fino alle Case Moretti: un gruppetto di deliziose casette in pietra, che fra l’altro vengono affittate. Una sosta su una panchina, dopo una salita faticosa, è di dovere!

case moretti
Proseguendo ancora un po’ lungo il sentiero si arriva ad altre case. Si puo’ passarci in mezzo, oppure ridiscendere lungo la strada asfaltata, per giungere infine alla fine della strada asfaltata, in prossimità di Case Cucciani.

Qui c’è anche il parcheggio per i “pigri” che hanno optato per salire in auto tutti i tornanti. In questo punto la strada si interrompe e trovate anche la segnalazione del Sentiero di Tiziano.

il sentiero di tiziano terzani

Poco distante da un cartello in legno che riporta le parole di rammarico nel vedere la valle cambiata “nei miei ricordi vedo questa valle rattoppata da campi seminati, miriadi di fiori con farfalle, giovani e ragazzine per i prati, uomini e campi, zappe luccicanti fendean la terra intrisa di sudore…“.

cartello scritta su orsigna

Si passa di fianco alle Case Cucciani e si entra nuovamente in un boschetto. Si incontrano due alberi curiosi: uno con un cartello “albero dell’amore” (bah) e l’altro con un filo rosso intorno al tronco.

L’albero con gli occhi

Dopo poco ecco il cartello dell’albero, che invita a passare attraverso un buco nella siepe. Da lì si apre uno spiazzo dove c’è l’albero, un enorme ciliegio.

albero con gli occhi orsigna

Sull’albero oltre agli occhi, ci sono alcuni bigliettini, oggetti, bandiere colorate… Segno che molta gente è passata di qui. Del resto non siamo le sole ad aver letto e amato i libri di Terzani. Per fortuna quando arriviamo noi non c’è nessuno e il luogo evoca un po’ di quella magia spirituale che ti aspettavi.

prato albero degli occhi

Tutto intorno cumuli di pietre, alla maniera orientale. Ci siamo sdraiate nel prato a riposarci e goderci il sole, dopo la camminata, in totale silenzio. Giù in fondo si intravede Orsigna, una macchia grigia nel verde dei boschi pistoiesi.

orsigna vista dall'albero con gli occhi

Dopo una sosta rigenerante, abbiamo ripercorso la strada indietro, fino al mulino di Berto.

L’itinerario della vita quotidiana

Dal Molino di Berto abbiamo fatto la deviazione a fondo valle, per ammirare il secondo mulino, il Molino di Giamba. Anche questo è stato risistemato dai volontari della Cooperativa Val d’Orsigna, a fine anni Novanta, rendendolo di nuovo operativo. Un tempo serviva alle borgate della Valle, per macinare castagne. Lungo la discesa vari cartelli illustrano anche la flora e la fauna del posto.

montagna pistoiese
Ci sono anche degli insoliti “ponti di Leonardo“: pare che quando hanno fatto i lavori, e dovevano scegliere che tipo di ponte fare sul ruscello, sorse il problema che non potevano costuirlo né in pietra né in metallo. Uno di loro era stato in visita al Museo di Leonardo da Vinci e da lì l’idea di ispirarsi ai ponti mobili leonardiani!

ponte di leonardo

Se si prosegue oltre il mulino, c’è un percorso che segue le orme dei vecchi carbonari: si può ammirare uno dei loro ripari per la notte con i giacigli e una carbonara. Purtroppo la parte finale dell’anello non è molto ben tenuta, così dopo un po’ siamo tornate indietro.

carbonara

Stanche e affamate, abbiamo deciso di fermarci allo spaccio Molino di Berto, per concederci una nutriente merenda. E cosa c’è di meglio di una torta di mirtilli o di farina di castagne? ci siamo concesse due assaggi, con una bella tazza di tè fumante. Entrambe le torte erano favolose!

torte di mirtilli

Ho sbirciato nel menù del ristorante e ho visto che fanno un sacco di cose buone, a prezzi ragionevoli. Oltre ai classici della cucina toscana, trovate tortelli, gnocchi e tagliatelle di castagne, da condire con ragù, speck ed erba cipollina, fonduta di formaggi o pancetta, porri e verza. Come secondi c’è il maiale in crosta, il coniglio arrotolato, l’agnello al forno… I prezzi? i piatti principali sono sugli 8-9 €, antipasti e contorni 4-5 €.

Sono aperti sempre, “anche con 1 metro di neve noi siamo aperti!” ma ovviamente con la brutta stagione solo nel fine settimana. Per essere sicuri, date un colpo di telefono: 0573-490101 oppure via mail molinodiberto@virgilio.it

Se siete interessati a questa zona, sappiate che il 13 e 14 settembre organizzano 2 giornate gastronomiche, culturali, naturalistiche, alla scoperta di questi luoghi!

Un ringraziamento ad Andrea, che non mi conosce, ma senza le cui indicazioni non saremmo arrivate fin qui, e ovviamente alla mia deliziosa compagna di viaggio Ylenia.



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1 Comment on "Orsigna, seguendo il ricordo di Tiziano Terzani"

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[…] Per questo alcuni giorni fa ho pensato di tornarci con Elena, amica e compagna di viaggio, anche lei amante dei libri di Terzani e che a Orsigna non era mai venuta: potete leggere il resoconto di questa trasferta anche nel suo blog! […]

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