6 giugno 2014 • 1 commento

Isola di Djerba

Mare

Dopo quasi una settimana sull’isola finalmente ho messo piede fuori dal villaggio e cominciato anche a vedere com’è fatta Djerba.

Ieri sera siamo stati a cena in un ristorante tipico nella Marina di Houmt Souk, molto carino: Haroun. E’ a forma di galeone e la sua specialità è il pesce alla griglia. Oltre al cibo (ottimo) propone spettacoli tipici di musicisti e danzatrici del ventre.
Siamo arrivati in taxi (dal nostro hotel sono circa 15-20 minuti, pari a 5 dinari) costeggiando il mare verso l’ora del tramonto, bellissimo. Sulla destra in lontananza si intravede l’isola dei fenicotteri rosa.

Questa mattina invece abbiamo fatto l’escursione della Veratour “Giro dell’isola – Djerba la Douce”. Il tour dura mezza giornata e lo effettuano o il martedi pomeriggio o il venerdì mattina.
Djerba viene spesso chiamata “la dolce” per via del suo clima mite tutto l’anno, che l’ha resa una meta turistica fin dagli anni cinquanta, quando il primo hotel aprì sull’isola.

Si parte alle 8 e la prima tappa è il ponte romano, o dovrei dire la diga romana: di fatto non era un ponte, ma un terrapieno lungo 7 km, costruito ponendo pietra sopra pietra. Costruita secoli fa, era l’unico mezzo di collegamento con la terra ferma; dal momento che il Golfo di Gabés è poco profondo (ha un pescaggio molto basso), per gli antichi romani era impossibile arrivare con grosse navi. Della vecchia costruzione romana oggi non c’è più traccia, il ponte (Al Kantara) è stato ricostruito in tempi recenti, ma fa comunque impressione pensare all’opera costruita allora. Lungo il ponte corre il tubo dell’acquedotto che rifornisce il 65% degli isolani.

diga romana

Dopo la diga romana il giro prosegue facendo tappa a Guellala, cittadina famosa per le ceramiche e infatti visitiamo un negozio / fabbrica di ceramiche dove ci viene mostrato come si realizzano alcuni oggetti con il tornio. Ce ne sono altri sparsi lungo la via principale.
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fabbrica di ceramica a guellala

Se amate il genere, potrete divertirvi con lo shopping, sappiate che accettano gli euro e potete pagare con la carta di credito. Ma i prezzi non sono poi così convenienti (ho pagato di meno un piatto comprato in hotel!).

ceramiche di guellala

A Guellala visitiamo anche il Museo etnografico: una bella costruzione con manichini e oggetti che ricreano le scene più importanti della vita a Djerba (soprattutto in passato): il matrimonio, la circoncisione, i lavori più comuni. Nonostante il museo necessiti di un po’ di manutenzione (alcuni manichini sono deteriorati) lo consiglio, perché offre un’idea di com’era la vita delle persone comuni.

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Il museo è dentro a una bella palazzina bianca che mantiene lo stile tipico djerbiano e si trova su una cima, il punto più alto dell’isola (si e no 30 metri!). Se ho capito bene l’ingresso non si paga, ma chiedono 1 dinaro (=50 centesimi) per fare fotografie. Dentro ci sono le toilette e un piccolo caffé. Evitate quello esterno, carissimo!

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Nel complesso anche se datato, mi è piaciuto. Molto interessante (anche grazie alle didascalie in più lingue). L’unica cosa che mi ha dato un po’ noia è stata la sala sotterranea, dedicata al frantoio, con un povero dromedario semi spelacchiato, legato e costretto a girare in tondo per i turisti.

sinagoga el ghriba djerba

Dopo questa sosta la parte che mi è piaciuta di più: la visita alla Sinagoga Ebraica. E’ abbastanza strano trovare una sinagoga in un paese arabo, ma questa risale al 586 a.C. inoltre è la dimostrazione della tolleranza religiosa di quest’isola (più tardi abbiamo avvistato anche una chiesa cattolica).
La sinagoga è piccola, ma molto graziosa: il suo interno è riccamente decorato nei toni del celeste. Per entrare bisogna coprirsi il capo (danno un velo alle donne e la famosa Kippah per gli uomini) e togliersi le scarpe.

sinagoga ghriba

Di fianco alla sinagoga un bell’ostello nei toni del bianco e azzurro per ospitare i numerosi fedeli e rabbini che vengono qui in pellegrinaggio.

Il tour si conclude a Houmt Souk che come dice il nome è un grande souk. Fin dai tempi antichi i mercanti si fermavano nei Foundouk (caravanserragli) per scambiare merci e ripartire verso altre zone. Oggi alcuni di questi sono stati trasformati in hotel.

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E in effetti basta fare pochi metri per rendersi conto di dove ci si trova: i venditori dei vari negozi vi inviteranno a entrare nelle loro boutique per “solo guardare no comprare” . La parte più vecchia ha i souk coperti, ma ci sono molti nuovi centri “commerciali”. In uno di questi ci hanno fatto vedere come vengono realizzati i tappeti e hanno cercato di vendercene uno (si parte dai 90 € per un tappeto piccolo, per arrivare a 600 o 1000 € per un tappeto grande con migliaia di nodi per metro quadro).

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Per il resto la cittadina non offre molto di più..

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Vi lascio con qualche foto della giornata



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